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Il coding, a scuola di “programmazione” con il pensiero computazionale

Nella nostra società digitale essere creativi sta assumendo sfumature di significato sempre più orientate alla cibernetica. Immerse nella quarta rivoluzione industriale dominata dall’intelligenza artificiale, le nuove generazione ormai si approcciano ai dispositivi tecnologici quotidianamente e spesso solo passivamente. Cosa succederebbe se già dalla scuola i bambini imparassero a dominare la tecnologia, senza esserne banali fruitori?

ll coding, tradotto in italiano con “programmazione”, è un nuovo approccio all’apprendimento che pone al centro il pensiero creativo. È una nuova materia emergente, che gli studiosi cominciano a consigliare già dall’età prescolare: stimola la capacità di problem solving e l’emancipazione del pensiero computazionale, ovvero la logica e l’intelletto, attraverso esercizi ludici. È proprio il principio del learning by doing che affascina gli educatori di tutto il mondo, che osservano invece quanto ancora siano molto tradizionali gli insegnamenti scolastici rispetto all’effettiva realtà attuale. 
I bambini di oggi sono nativi digitali, per loro l’idea di essere un informatico non è un traguardo ambizioso ma la futura quotidianità. Già all’inizio del 2016 il forum dell’Economia Mondiale ha sentenziato che il 65% dei bambini che frequentano oggi la scuola primaria farà un lavoro che non esiste ancora. Lungi dall’essere spaventati da questa previsione, che invece incoraggia al progresso, le scelte dei genitori di oggi potrebbero avere un grande peso sul futuro dei propri figli.
Ma in cosa consiste il coding? Semplicemente in un “dialogo” con il computer attraverso smart toys che uniscono il gioco alla programmazione informatica e capacità di risolvere piccoli problemi di logica, sempre più complessi. Attraverso un’interfaccia accattivante e a divertenti personaggi “robotici”, i bambini muovono dei blocchetti colorati a loro disposizione facendoli saltare, correre e superare ostacoli. Muovendo i cubi, non stanno altro che scrivendo codici informatici, quindi comandano il loro pc o il tablet, cosa ben diversa dal semplice utilizzo di un’app.
In questo modo, il gioco viene creato dal bambino e il linguaggio informatico si fa qualcosa a loro comprensibile già dalla tenera età.
L’approccio al coding già dalle scuole primarie ci ricorda la lungimiranza dei genitori che, tra gli anni ’80 e ’90, avevano già compreso l’importanza delle lingue straniere nel futuro dei propri figli. Ora il pensiero computazionale è diventato il nuovo inglese e può diventare un’alternativa divertente alle tante attività extra-scolastiche radicate nel passato ma anche l’opportunità di imparare l’uso consapevole e attivo dell’informatica, per essere proiettati verso il mondo sempre più digitalizzato che ci aspetta.

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