maggio 2018

Formazione, Pillole di formazione

Torno subito 2018 | Cos’è e come partecipare al bando

Si è aperto lo scorso 17 maggio il Bando Torno Subito 2018, volto al miglioramento delle competenze dei giovani tra i 18 e i 35 anni residenti nella Regione Lazio. Anche quest’anno, migliaia di ragazzi avranno la possibilità di frequentare corsi di formazione e svolgere stage in azienda attraverso i finanziamenti a fondo perduto che riceveranno dalla Regione.

Come funziona il bando Torno Subito?

Il bando si sviluppa in due fasi, entrambe completamente finanziate:
– FASE 1: da svolgere al di fuori del territorio laziale, sia in Italia che all’estero, prevede la possibilità di frequentare corsi di formazione o realizzare una work experience presso un Ente/Azienda, che rappresentano il partner di fase 1.
– FASE 2: da svolgere nella Regione Lazio, prevede un tirocinio o un percorso volto all’autoimprenditorialità, per implementare le conoscenze e competenze acquisite nella prima fase. Anche in questo caso, è fondamentale individuare un partner con cui realizzare il progetto ideato.

Quali sono i requisiti per partecipare al bando Torno Subito?

Avere tra i 18 e i 35 anni (compiuti)
– Essere inoccupati o disoccupati
– Essere studenti universitari o laureati
– Avere residenza nella Regione Lazio da almeno 6 mesi

Come fare domanda per ottenere i fondi del bando Torno Subito?

– Preparare tutti i documenti necessari alla partecipazione (ISEE, Attestazione di stato occupazionale, Curriculum vitae, ecc)
– Iscriversi al portale tornosubito.laziodisu.it
– Scegliere il partner di Fase 1 e di Fase 2
Scrivere il progetto da presentare, mettendo in risalto i propri obiettivi per il futuro professionale
Compilare la domanda accendendo con le credenziali personali e inviarla, dalle ore 12.00 del 17 maggio 2018 alle ore 17.00 del 3 luglio 2018.
– Attendere l’uscita delle graduatorie per conoscere i nomi dei vincitori!

Quale corso scegliere per il Bando Torno Subito?

È fondamentale avere ben chiari i propri obiettivi per il futuro. Il progetto presentato può essere un ottimo trampolino di lancio per inserirsi nel mondo lavorativo e iniziare ad espandere la propria rete di contatti.

Se vuoi puntare sul settore della comunicazione digitale, Mediawork Digital Academy prevede tre corsi di formazione che possono essere completamente finanziati dal Torno Subito:

  1. Corso Social Media Manager 
    Articolato in quattro mesi, per 320 ore complessive, il corso è dedicato a chi vuole entrare nel mondo del Social Media Marketing, imparando ad utilizzare i Social Network come strumento per implementare e raggiungere gli obiettivi di comunicazione di un ente o un’azienda.
  2. Corso in Grafica Pubblicitaria
    Percorso didattico altamente professionalizzante, rivolto a chi desidera trasformare le proprie capacità creative in competenze nel mondo del lavoro. Attività teoriche, pratiche e di laboratorio permettono allo studente di imparare ad utilizzare i principali software dedicati alla grafica, con professionisti che da anni lavorano nel settore della comunicazione visuale.
  3. Corso in Fotografia Pubblicitaria
    La struttura del corso abbina lezioni teoriche, esercitazioni pratiche e numerose ore di sala pose che permettono allo studente di acquisire competenze in diversi ambiti della fotografia, come Still Life, Beauty, Moda e Food. Gli studenti saranno affiancati da numerosi professionisti del settore, utilizzando attrezzature all’avanguardia fornite dalla scuola, per terminare, dopo i moduli teorici, con il project work di gruppo.

Perché scegliere un corso Mediawork Digital Academy per partecipare al Torno Subito?

Il nostro team formazione ti seguirà passo dopo passo in tutte le fasi del bando, dalla preparazione dei documenti necessari fino all’inoltro della domanda. Verrai affiancato da esperti nel settore della comunicazione e potrai interfacciarti con gli ex vincitori del bando 2017, che ci hanno scelti come partner di fase 1 per formarsi in Social Media Marketing.

Vuoi vivere con noi questa esperienza? Compila il form sottostante, sarai subito ricontattato da un nostro operatore che ti darà tutte le informazioni di cui avrai bisogno.

Inoccupato/Disoccupato

SINO

Influencer Marketing Strategia Aziende Brand
Marketing e comunicazione

Influencer marketing: è davvero la strategia del futuro?

Il mondo del marketing vive di tendenze, e in questi ultimi tempi non si fa che parlare del fenomeno dell’ influencer marketing! Abbiamo scelto di approfondire il tema, provando a scovarne pregi e difetti e domandandoci quali potessero essere i concreti risvolti che esso può avere in una strategia di marketing.

L’influencer marketing è una strategia basata sulla capacità che alcuni individui hanno di influenzare altri individui appartenenti alla propria cerchia di riferimento, specialmente all’interno dei social network. Questo tipo di strategia sfrutta questo ascendente con l’obiettivo di condizionare le scelte di acquisto dei consumatori, utilizzando un approccio inbound, per il quale sono questi ultimi a cercare il prodotto e non vice-versa.

Oggi l’influencer marketing è una strategia chiave di molte aziende. Questo metodo è diverso dalla pubblicità tradizionale. Prima le aziende avevano il controllo sul messaggio da veicolare, sulle celebrità (testimonial) che promuovevano il prodotto/servizio e anche sul mezzo di comunicazione. Adesso, tutto è cambiato. Gli influencer hanno stabilito il loro prestigio prima che l’azienda arrivasse sul web. Sono gli stessi brand che vanno alla ricerca degli instagramers che hanno un buon seguito per renderli loro brand ambassador.  In questa logica, è l’influencer che decide come e dove trasmettere il messaggio e che forma esso debba assumere affinché risulti il più spontaneo possibile.  Questo aspetto è essenziale, in quanto l’influenza esercitata scaturisce dalla fiducia che i suoi follower ripongono in lui e nella sua competenza.

Alla luce di queste dinamiche, ciò che le aziende si chiedono è: come scegliere l’influencer più adatto e come rintracciarlo?

Ci sono tre tipi di influencer che l’azienda può considerare:

  • I personaggi famosi

L’influenza delle celebrità è la prima forma di influencer marketing. Alcune campagne pubblicitarie, sia tradizionali che digitali, con loro protagonisti, possono avere molto successo. Tuttavia, le aziende hanno scoperto che lavorare con questo tipo di personaggi costa troppo: per fare un esempio, Kim Kardashian è stata pagata 250mila dollari per la pubblicazione di una singola foto su Instagram.

Rivolgendosi a questi individui, non sempre le aziende hanno il riscontro che cercano in termini di engagement: da uno studio fatto da Influence.co, le persone che hanno meno di 50mila follower hanno un tasso di coinvolgimento maggiore rispetto ai milioni dei “Big”, così come quelli al di sotto dei 2mila. 

Engagement Rate degli influencer

  • I macro – influencer

Le persone li considerano gli esperti nel loro campo. Spesso hanno milioni di follower sui loro social network. La differenza tra un macro – influencer e una celebrità è che il macro – influencer è noto per essere un esperto in un particolare argomento. Questa categoria include, infatti, dai giornalisti agli accademici, dai cuochi ai fashion blogger.
Ma c’è un problema: così come le celebrità, essendo profili al vertice del loro campo, nella maggior parte dei casi anche questi opinion leader hanno un ingaggio molto elevato rispetto a un engagement rate non sempre positivo.

  • I micro – influencer

La maggior parte degli influencer possono essere definiti micro – influencer. A differenza delle altre due categorie, spesso sono sconosciuti al di fuori della loro nicchia e hanno un ingaggio decisamente più abbordabile. Però, all’interno della loro cerchia le persone li riconoscono come esperti. Ciò significa che i micro – influencer sono spesso la soluzione migliore per una campagna di marketing che non disponga di grossi budget, perchè hanno una fan-base ampia, molto più profilata e reattiva. Si tratta di persone normali che comunicano con altre persone normali. Secondo il Global Trust in Advertising Survey di Nielsen, infatti,  il 92% delle persone si fida delle raccomandazioni e dei consigli su un brand fatti direttamente da altri individui come loro (anche se non li conoscono direttamente).

Detto ciò, dove possiamo trovare l’influencer che fa al caso nostro? Esiste un numero crescente di piattaforme e tool dove possono essere individuate e selezionate delle figure da coinvolgere. Nell’ultimo report di Launchmetrics, l’identificazione dell’influencer è considerata per il 32% degli intervistati la sfida più complessa. 

passaparola influenza le scelte dei consumatori

Sicuramente le piattaforme più utilizzate e comuni sono i social network: Facebook, Instagram, Twitter, YouTube e Linkedin costituiscono una solida base di partenza. Ma si possono utilizzare anche strumenti più sofisticati e ne abbiamo individuati alcuni.

  • BuzzSumo Con una sezione dedicata a Influencer e Outreach, si può selezionare un argomento e il tool ti fornirà un elenco di persone che considera influenti su quell’argomento. Puoi ordinare le informazioni in molti modi, incluso il livello di coinvolgimento.
  • Klout Offre a tutti gli utenti social media un punteggio basato sul livello della loro attività.
  • Followerwonk Offre un’analisi approfondita e rende più facile la ricerca degli influencer di una particolare cerchia su Twitter.
  • Klear Un tool che lavora contemporaneamente su più piattaforme nella ricerca dell’influencer ideale. Analizza più di 200 milioni di profili non solo in termini quantitativi ma anche qualitativi (in base alle social action che riceve dai suoi contenuti).
  • Cision Oltre alla ricerca di influencer, offre sisitemi di distribuzione sui social, monitoraggio e analisi.
  • Launchmetrics Compie un’analisi approfondita di tutti i media, blog e social network degli influencer più adatti attraverso la ricerca di parole chiave. Offre la possibilità di usarlo anche come CRM lato influencer.

Indipendentemente dalle piattaforme utilizzate e dai numeri di un influencer in termini di follower, ciò che conta per la riuscita di una campagna di influencer marketing è la pertinenza dei protagonisti con il prodotto o servizio sponsorizzato oltre che la loro capacità di catturare l’attenzione del pubblico. Per questo la ricerca manuale e il contatto diretto restano a detta della maggior parte delle agenzie la strada più efficace per reperire influencer. Il 2018 vede l’influencer marketing come uno dei trend di punta, già diventato una strategia cardine per molte aziende dei settori fashion, food, viaggi e benessere. 

aziende piattaforma le imprese basate sulla community
Web & Social

Le aziende-piattaforma: come la community si trasforma in risorsa per le aziende

Le aziende – piattaforma si stanno espandendo da diversi anni nell’ecosistema digitale in modo molto rapido, tanto che risulta difficile comprendere quanto stiano modificando le nostre abitudini e i modi di pensare. Aziende del tutto analogiche, di rimando, per adeguarsi a questo cambiamento si stanno espandendo anche nel mondo informatico, con l’obiettivo di essere competitive con le native digitali.

Quella che stiamo vivendo è una rivoluzione in un certo senso inversa a quella industriale. Se quest’ultima ha portato la potenza delle macchine all’interno delle fabbriche, quella digitale ha rafforzato l’intelligenza umana e l’ha trasferita all’interno delle aziende trasformandola in risorsa di business.

Le aziende – piattaforma, infatti, sono social organization che operano in rete con un impatto globale e si sviluppano con più facilità rispetto ad altre perché sfruttano le interazioni e le logiche collaborative tra i consumatori, rendendoli produttori di contenuto. Per fare un esempio, la piattaforma Airbnb nel giro di un decennio è stata valutata circa 24 miliardi di dollari, pur non essendo proprietaria di nessun appartamento, ma fondando il suo modello di business sugli annunci dei suoi utenti.

Secondo “Platform Revolution”, l’azienda-piattaforma è  “un nuovo modello di business che usa la tecnologia per connettere persone, organizzazioni e risorse in un ecosistema interattivo in cui possono essere create e scambiate incredibili quantità di valore”.

Il report The Rise of the Platform Enterprise pubblicato dal Center Global Enterprise, rappresenta una raccolta a livello mondiale di tutte le aziende – piattaforma dei diversi settori (media, viaggi, libri, musica, energy, trasporto, ecc.). Per queste tipologie di aziende, che si sviluppano tramite una piattaforma digitale, è stato coniato un termine: Platfirm.

Alcuni esempi di Platfirm possono essere i social network come Facebook, Twitter, Snapchat, gli e-commerce come Amazon e Zalando, siti di prenotazione viaggi come Booking e Airbnb, siti di trasporto come Uber, servizi musicali come Spotify e così via.

La differenza tra “firm” (azienda tradizionale) e “platfirm” è semplice: un’azienda tradizionale è caratterizzata da un’infrastruttura e da una catena di valore che si organizza per consegnare al cliente finale il proprio prodotto/servizio. Una “Platfirm”, invece, è una realtà più dinamica, che si struttura come un sistema operativo a piattaforma, dove l’erogazione del prodotto/servizio dipende, quasi o del tutto, dal cliente finale e dalla sua interazione con gli altri. Le Platfirm che stanno nascendo in moltissimi settori sono giunte a modificare non solo le strategie di business ma spesso anche le dinamiche dei mercati internazionali in cui operano.

Come possono le aziende fisiche trarre vantaggio da questa trasformazione?

È stato elaborato un modello di supporto ad ogni platform strategy che può essere adattato sia alle platfirm native che alle aziende tradizionali, intenzionate a investire in una trasformazione digitale: il cosiddetto modello TDD (Thinking – Designing – Deploying).

-Nella prima fase (Platform Thinking) si lavora per identificare attività e strategie che possono gettare le basi per la creazione di valore di un’organizzazione sul modello della piattaforma.

-Nella seconda fase (Platform Designing) si analizzano e si progettano gli elementi di design e co-progettazione che andranno a costituire il servizio offerto.

-Nella terza ed ultima fase (Platform Deploying) viene costruita l’esperienza e la customer journey che la piattaforma farà vivere al suo cliente.

Le Platfirm hanno aplificato il concetto di unione che fa la forza, trasformando le logiche collaborative del web e delle community in un nuovo modo di fare impresa.

Amazon E-commerce più forte al mondo
Marketing e comunicazione, Senza categoria

Amazon: le 6 strategie di marketing che lo hanno reso l’e-commerce più forte al mondo

Amazon is the king! E non siamo noi a dirlo: il Boston Consulting Group lo posiziona al quarto posto tra le 50 aziende più innovative del mondo e secondo Brand Finance, Amazon è il brand più ricco al mondo con un valore di oltre 150 miliardi di dollari.

La sua storia non è poi molto diversa da quella di altre società leader: nata in un garage, lontano dai quartieri dell’alta finanza, la società di Jeff Bezos si è trovata negli anni ad affrontare diversi momenti bui. Quando, però, nel 1995 ha lanciato il suo primo servizio come semplice libreria online, i risultati sono stati pazzeschi e l’hanno portata oggi, a 23 anni dalla sua nascita, ad essere l’e-commerce più grande del web, registrando numeri da record: 2 miliardi di visitatori al mese e un volume di vendita previsto per il 2020 pari a 300 miliardi di dollari.

Quali sono state le chiavi del suo successo? Amazon ha puntato su due elementi fondamentali: una costante ricerca dell’innovazione e le esigenze del consumatore al primo posto, con una customer journey il più possibile immediata e divertente. Ma quali strategie di marketing ha adottato per diventare l’e-commerce numero uno del web? Le vediamo insieme.

STRATEGIA PPC

Quando facciamo una ricerca online per qualsiasi prodotto, il primo risultato che ci compare è quasi sempre un annuncio Amazon. Se ci soffermiamo un attimo a pensare alla mole di annunci che pubblicizza, sarebbe difficile immaginare che i suoi operatori scrivano milioni di keywords per ogni prodotto in vendita sull’e-commerce. Allora come fanno?
Grazie all’utilizzo di DKI (Dynamic Keywords Insertion), Amazon pubblicizza oltre 5,8 milioni di parole chiave PPC su Google AdWords e Bing/Yahoo utilizzando 6 milioni di annunci. Questa tecnologia permette di automatizzare il processo di creazione degli annunci e far apparire la parola chiave che si sta cercando all’interno del titolo e la descrizione del prodotto stesso.

KINDLE E I SUOI EBOOK

Uno dei prodotti di punta del colosso americano è sempre stato il Kindle. Amazon sceglie di venderlo in perdita con il preciso obiettivo di fatturare 4 volte di più sui suoi prodotti correlati, gli ebook. In questo modo, dal 2016 il Kindle Store ha superato i 4,6 milioni di titoli diventando il più grande rivenditore di eBook al mondo. Questa è una strategia che molte altre aziende scelgono: chi possiede un Kindle è più portato a spendere denaro per acquistare su Amazon gli ebook con cui utilizzarlo e ciò contribuisce a rendere chiuso il circuito dei clienti acquisiti. Nel tempo questa strategia si è affinata con l’introduzione di un servizio di abbonamento per eBook chiamato Kindle Unlimited, che mette a disposizione del cliente oltre un milione di titoli nel negozio Kindle.

AFFILIATE MARKETING PER BENEFICENZA

Ma Amazon non sembra voler solo fatturare, fatturare e ancora fatturare. L’azienda di Cupertino ha pensato di creare un portale alternativo al suo: Amazon Smile. Accedendovi, i clienti possono donare lo 0.5% del totale dei loro acquisti a enti di beneficenza a loro scelta (che rientrano nel programma Amazon Smile). Dal 2013 sono stati donati oltre 62 milioni di dollari. Questa strategia si è rivelata vincente per tre motivi:
– lusinga il cliente che sa di poter compiere una buona azione parallela al suo acquisto;
– incoraggia ad acquisti futuri;
– riabilita l’immagine del brand in materia di responsabilità sociale, da sempre oggetto di numerose polemiche.

TASSO DI CONVERSIONE: LE 5 MOSSE PER AUMENTARLO

Amazon ha progettato la user experience in maniera funzionale al suo obiettivo primario: la conversione. Per farlo si è focalizzata su 5 elementi.

la prova sociale: quando si arriva all’interno della pagina prodotto, la prima cosa che i clienti notano sono le stelle gialle che rappresentano il gradimento di chi ha già effettuato quel tipo di acquisto e le recensioni avute;

il prezzo percepito: il prezzo originale viene “tagliato” ed evidenziato il prezzo scontato. In questo modo si percepisce il risparmio sia in termini numerici che percentuali;

scarsità ed urgenza: a quanto detto sopra, si aggiunge l’informazione del numero di prodotti rimasti, che fa aumentare l’attenzione verso il prodotto e l’urgenza dell’arrivo se lo ordini entro un tempo stabilito, fa aumenta le possibilità di acquisto;

acquisto 1-Click: un tasto che permette di acquistare immediatamente il prodotto, saltando tutte le operazioni del carrello;

upselling e cross-selling: durante l’acquisto all’utente viene mostrato un altro prodotto acquistato insieme a quello che sta visualizzando con la voce “spesso comprati insieme” e la possibilità di acquistarlo un prezzo ridotto. In aggiunta, vengono messi in risalto tutti i prodotti correlati col fine di incentivarne l’acquisto corredati dalla voce “i clienti che hanno acquistato questo prodotto hanno acquistato anche…”.

AMAZON GO

Essere presente online ha sicuramente i suoi vantaggi, ma il più grande svantaggio è che il cliente non potrà percepire il prodotto se non solo quando gli arriva a casa tra le mani.
Per questa ragione, Amazon sta cercando di addentrarsi anche nell’off-line creando negozi fisici che rappresentino anche nel mondo analogico il suo brand, ma sperimentandoli con un’idea migliore: i negozi pop-up, negozi aperti per un periodo limitato
che propongono le ultime novità per poi chiudere improvvisamente, senza preavviso. Ciò contribuisce a incrementare la brand awareness del marchio e contestualmente aumenta nel cliente la percezione di poter godere di un’occasione da non lasciarsi scappare. In questo modo Amazon può raggiungere con i suoi prodotti tutti i clienti, sia on-line che off-line.

AMAZON PRIME

Ma il vero colpo di genio Amazon lo ha fatto con Prime. Il servizio di punta del colosso americano offre ai suoi clienti la possibilità di vedersi recapitare, con un abbonamento annuale dal costo irrisorio, il proprio acquisto nell’arco di uno o due giorni lavorativi senza spese di spedizioni aggiuntive!
Facendo due calcoli, Amazon ha notato come l’80% dei clienti che sono iscritti al servizio Prime, generano una spesa tre volte maggiore rispetto ai non soci.
Come lo ha introdotto? Facendolo provare gratis per 30 giorni. Inizialmente Amazon non dava questa opportunità e l’abbonamento costava molto di più. Non ottenendo dei risultati a lungo termine, ha pensato di far provare il servizio gratuitamente. I numeri sono schizzati alle stelle: il 73% dei clienti che testano Prime per i primi 30 giorni si convertono e dopo un anno il 91% rinnoverà, per trasformarsi nel 96% l’anno dopo ancora. Amazon alla fine avrà un cliente fedele a vita.

Notizia di qualche giorno fa, vede Amazon chiudere il primo trimestre del 2018 con un +43% (rispetto al +37% dello stesso periodo dell’anno precedente) incassando ben 51 miliardi di dollari!
La sua crescita non accenna ad arrestarsi e non c’è dubbio che le strategie adottate si siano rivelate vincenti trasformandolo in un caso studio per moltissimi esperti di web marketing, oltre che nell’e-commerce più forte al mondo.