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Ritorno a lavoro | La vita d’agenzia di settembre

Care scrivanie,
come siete state in quest’ultimo mese? Mentre voi siete rimaste qui, a tentare lunghi dialoghi con i monitor ingrigiti, noi siamo andati per il mondo a ricaricare le pile, fare scorta di aria condizionata e sole e a cercare tante nuove idee per le stagioni che verranno.
Ci sentiamo un pò come il 31 dicembre, quando siamo soliti tirare le somme, analizzare ogni azione archiviata e dire “avrei potuto dare di più”. Il rientro dalle ferie è un pò così, dopo le settimane di relax intellettivo, in cui annulli le sinapsi e decidi di resettare i pensieri, ritorni in corsa su progetti, bozze, brainstorming in sospeso, con il passo di un maratoneta e lo stupore di un bambino che scopre come leggere il proprio nome.
Per questo, per non farci trovare impreparati agli eventi, le ricorrenze e le decine di social-italian-international-day di qualsiasi tipo, prima ancora di sederci alle postazioni, abbiamo deciso che sul nostro diario virtuale 2018/2019 le parole d’ordine saranno tre: EQUILIBRIO, ORGANIZZAZIONE e HYGGE.

EQUILIBRIO MENTALE E FISICO
Si sa, tutti ci immaginano un pò nerd, con gli occhiali da vista, i capelli scompigliati e gli occhi gonfi per le ore trascorse davanti al monitor. Vorremmo dire che non è così, ma alla fine, perché nascondersi? Ebbene sì, entro Natale il nostro obiettivo è trasformarci in cigni, anche di quelli non troppo belli, ma di quella categoria che, in fondo, si vuole bene per quello che è.
E poi, cosa ancora più importante, puntiamo a diventare bilancine, pronte a tener duro con task, progetti, clienti insistenti e a non perdere il bandolo della matassa, anche quando tutto sembra accavallato e non si riescono più a trovare i giusti incastri del puzzle.

ORGANIZZAZIONE SPAZIALE E PROGETTUALE
Chi dice che i creativi non sanno organizzarsi? … chiunque sia, ha ragione. La nostra timeline sembra sempre aver bevuto qualche Spritz di troppo. Ma promettiamo di bere più acqua e mangiare più sano, perché quando ce vò ce vò… In fondo basta crederci! Altro obiettivo prima di Natale: creare una task-creative-force per tutti i progetti e rispettare le scadenze come rispettiamo gli immancabili spuntini mattutini o i dolci ai compleanni. Vi diremo di più: le nostre vaschette saranno sempre piene di cose utili e le cartelline talmente vuote che dimenticheremo quasi di averle! In fondo, siamo o non siamo digitali? W le Dashboard e le To Do list.

HYGGE: FELICI COME I DANESI, ALLEGRI COME I NAPOLETANI
Li avete sempre visti freddi e distaccati, ma in realtà i danesi posseggono il segreto per la felicità sul posto di lavoro… non contenti hanno inventato una parola per esprimere questo concetto (che sfidiamo chiunque di voi a pronunciare): arbejdsglæde”.
Quando a febbraio abbiamo cambiato sede e vi abbiamo portato in “centro”, ci siamo costruiti il nostro piccolo angolo di equilibrio, in cui si concentrano la bellezza di stare insieme, delle relazioni, degli affetti e tutta l’energia positiva che ci contraddistingue. Però, in fondo, siamo sempre italiani. E allora, alla felicità “spiriturale” dei danesi, non possiamo far altro che unire l’allegria, la spensieratezza, la tenacia, gli scambi travolgenti della gente del Sud.
Vogliamo essere, lavorativamente parlando, il giusto mix tra un “Buongiorno, come posso esserle utile” e un “Uagliù, jam bell ja!”, giusto per dare un tocco di personalità al modus operandi.

E dunque, care scrivanie, visto che il nostro spirito da Project Manager lascia spazio anche a un pò di cuore, abbiamo deciso di scriverci/vi delle promesse che, come tali, non possiamo infrangere (e giuriamo di non incrociare le dita dietro la schiena).

Vi promettiamo di tenervi al caldo quest’inverno, con ampie sciarpe di lana fluttuanti.
Vi promettiamo di non essere disordinati, ma di avere solo il giusto quantitativo di fogli, penne, matite e bicchierini di caffè vuoti sui vostri ripiani.
Vi promettiamo che ogni mattina varcheremo la soglia dell’ufficio sorridendo e che lasceremo la postazione soddisfatti (o almeno con qualche task sospesa in meno).
Vi promettiamo di lasciare più spazio tra voi e le sedie perché saremo tutti più magri e meno seduti e trascorreremo più tempo ad inventare, creare, sognare cose.
Vi promettiamo che saremo uniti, al suono della campanella la mattina e quando non ci saranno orari fissi di rientro la sera, giusto per farvi sentire di meno la nostra mancanza.
Vi promettiamo che ogni progetto sarà per noi come un semino da innaffiare, curare, travasare e far crescere rigoglioso.
Vi promettiamo che, tutte queste promesse, non saranno riposte in un file word e spedite nel cestino del Mac, ma saranno le prime righe che leggeremo sul monitor ogni giorno e che quando spegneremo i computer, penseremo di aver fatto il possibile per rispettarle.

Buon lavoro a voi, fedeli e sempre troppo impolverate compagne di viaggio.
Ps. Mancano solo poco più di 100 giorni alle prossime ferie! 😀

Social trend

Smart Working e trasformazione digitale | Le nuove frontiere del lavoro

Nuova cultura organizzativa e tecnologie avanzate: sono questi i fattori chiave dello smart working, lo scorso anno ufficialmente introdotto nel nostro Paese. Una transizione che risponde perfettamente alle esigenze di un’Industria 4.0, che cavalca l’onda della Digital Transformation e delle opportunità che essa offre. 

In cosa consiste lo Smart Working? 

Smart, una parola che nella lingua madre ha tante sfaccettature e allo stesso tempo un significato condiviso: intelligenza. In questo caso assume una connotazione legata all’evoluzione, al restare competitivi nei mercati di appartenenza, rinnovandosi e ascoltando i nuovi spunti del cambiamento, con l’obiettivo di rispondere in modo veloce e flessibile alle richieste di clienti e dipendenti.

Parliamo di aziende, ovviamente, che hanno deciso di investire nel digitale, rendendolo il fulcro della loro attività, tanto organizzativa quanto economica. L’Italia si sta muovendo a piccoli passi in tale direzione, confermando il gap innovativo e i ritardi nella digitalizzazione infrastrutturale e dei metodi di lavoro. Eppure nell’ultimo anno stiamo acquisendo “agilità”, grazie anche all’introduzione della Legge n. 81 del 22 maggio 2017, che regolamenta gli accordi tra lavoratore e azienda, garantendo al dipendente parità di trattamento in termini sia retributivi sia di tutele per infortuni sul lavoro o malattie professionali.

“Lo Smart Working è prima di tutto un modo nuovo di stare nell’organizzazione, non si concede, non si fa quando si è a casa. È un accordo, un modo più maturo di relazione tra organizzazione e lavoratori”, come sottolinea Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano. 

Smart Living, Smart Spacing, Smart Dressing 

Obiettivo dello smart working è favorire la conciliazione tra vita privata e vita lavorativa dei dipendenti, grazie ad un nuovo di gestire spazio, tempi e strumenti. Superata la barriera degli spazi tangibili del lavoro in ufficio, scanditi per postazioni, scrivanie e reparti, lo smart working trova collocazione in uno spazio virtuale, il cloud, in cui trasmettere, ricevere e consultare dati relativi a progetti e task assegnate. Non solo. L’intelligenza sta anche nel poter decidere del proprio tempo, all’interno di un ambiente domestico, un parco, una spiaggia, per vivere esperienze a cui solitamente il dipendente può dedicarsi nel weekend o nel periodo di ferie e di farlo, soprattutto, con un dress code più “agile”, appunto, che lo pone in una condizione di maggior efficienza. Ovviamente, lo scopo è soltanto uno: raggiungere gli obiettivi prefissati e contribuire allo sviluppo dell’azienda. 

Digital – Smart – Jobs, le nuove professioni 

Pubblica Amministrazione e aziende private si stanno lentamente adattando a questa formula di lavoro, puntando soprattutto sull’ingresso di risorse con competenze digitali avanzate, che bilanciano le carenze dei dipendenti di vecchia data. Realtà molto diversa, invece, per le aziende che già da tempi non sospetti hanno fatto delle nuove discipline e delle figure lavorative di ultima generazione il loro punto di forza, come nel caso delle Agenzie di Comunicazione, completamente improntate sul digitale.
Social Media Manager, Web Marketer, Graphic Designer, Webmaster, Digital P.R. sono solo alcune delle professionalità che naturalmente sono portate allo smart working e alle collaborazioni a distanza, avendo la possibilità di vivere la vita creativa e operativa del team in sede tanto quanto da casa. 

Vantaggi e svantaggi

Per entrare in questo nuovo sistema, l’azienda necessita di un’organizzazione ferrea, basata sulla responsabilità e la gestione dei tempi e dei compiti, non sempre elementi scontati. Un modo di fare “alla Google”, in cui ciò che conta non è il tempo trascorso alla scrivania, ma il risultato raggiunto alla fine della giornata. 
Tirando le somme, vediamo insieme vantaggi e svantaggi dello smart working: 

> Vantaggi

  • Diminuiscono gli spazi e le infrastrutture e, di conseguenza, si abbattono costi aziendali
  • Il lavoratore è meno stressato, potendo gestire in modo diverso orari e spostamenti durante il giorno
  • Migliora la qualità della vita aumentando il tempo libero del dipendente, non più confinato al fine settimana 
  • Si riduce l’assenteismo, aumentando la produttività e l’efficacia del lavoro 

> Svantaggi

  • Diminuisce la capacità di controllo del lavoro, con un incremento delle figure o software deputati al monitoraggio dei compiti e dello stato di avanzamento dei progetti 
  • Ci sono rischi maggiori sull’esposizione dei dati, non più limitati alle intranet aziendali ma condivisi in luoghi virtuali facilmente hackerabili
Formazione, Pillole di formazione

Torno subito 2018 | Cos’è e come partecipare al bando

Si è aperto lo scorso 17 maggio il Bando Torno Subito 2018, volto al miglioramento delle competenze dei giovani tra i 18 e i 35 anni residenti nella Regione Lazio. Anche quest’anno, migliaia di ragazzi avranno la possibilità di frequentare corsi di formazione e svolgere stage in azienda attraverso i finanziamenti a fondo perduto che riceveranno dalla Regione.

Come funziona il bando Torno Subito?

Il bando si sviluppa in due fasi, entrambe completamente finanziate:
– FASE 1: da svolgere al di fuori del territorio laziale, sia in Italia che all’estero, prevede la possibilità di frequentare corsi di formazione o realizzare una work experience presso un Ente/Azienda, che rappresentano il partner di fase 1.
– FASE 2: da svolgere nella Regione Lazio, prevede un tirocinio o un percorso volto all’autoimprenditorialità, per implementare le conoscenze e competenze acquisite nella prima fase. Anche in questo caso, è fondamentale individuare un partner con cui realizzare il progetto ideato.

Quali sono i requisiti per partecipare al bando Torno Subito?

Avere tra i 18 e i 35 anni (compiuti)
– Essere inoccupati o disoccupati
– Essere studenti universitari o laureati
– Avere residenza nella Regione Lazio da almeno 6 mesi

Come fare domanda per ottenere i fondi del bando Torno Subito?

– Preparare tutti i documenti necessari alla partecipazione (ISEE, Attestazione di stato occupazionale, Curriculum vitae, ecc)
– Iscriversi al portale tornosubito.laziodisu.it
– Scegliere il partner di Fase 1 e di Fase 2
Scrivere il progetto da presentare, mettendo in risalto i propri obiettivi per il futuro professionale
Compilare la domanda accendendo con le credenziali personali e inviarla, dalle ore 12.00 del 17 maggio 2018 alle ore 17.00 del 3 luglio 2018.
– Attendere l’uscita delle graduatorie per conoscere i nomi dei vincitori!

Quale corso scegliere per il Bando Torno Subito?

È fondamentale avere ben chiari i propri obiettivi per il futuro. Il progetto presentato può essere un ottimo trampolino di lancio per inserirsi nel mondo lavorativo e iniziare ad espandere la propria rete di contatti.

Se vuoi puntare sul settore della comunicazione digitale, Mediawork Digital Academy prevede tre corsi di formazione che possono essere completamente finanziati dal Torno Subito:

  1. Corso Social Media Manager 
    Articolato in quattro mesi, per 320 ore complessive, il corso è dedicato a chi vuole entrare nel mondo del Social Media Marketing, imparando ad utilizzare i Social Network come strumento per implementare e raggiungere gli obiettivi di comunicazione di un ente o un’azienda.
  2. Corso in Grafica Pubblicitaria
    Percorso didattico altamente professionalizzante, rivolto a chi desidera trasformare le proprie capacità creative in competenze nel mondo del lavoro. Attività teoriche, pratiche e di laboratorio permettono allo studente di imparare ad utilizzare i principali software dedicati alla grafica, con professionisti che da anni lavorano nel settore della comunicazione visuale.
  3. Corso in Fotografia Pubblicitaria
    La struttura del corso abbina lezioni teoriche, esercitazioni pratiche e numerose ore di sala pose che permettono allo studente di acquisire competenze in diversi ambiti della fotografia, come Still Life, Beauty, Moda e Food. Gli studenti saranno affiancati da numerosi professionisti del settore, utilizzando attrezzature all’avanguardia fornite dalla scuola, per terminare, dopo i moduli teorici, con il project work di gruppo.

Perché scegliere un corso Mediawork Digital Academy per partecipare al Torno Subito?

Il nostro team formazione ti seguirà passo dopo passo in tutte le fasi del bando, dalla preparazione dei documenti necessari fino all’inoltro della domanda. Verrai affiancato da esperti nel settore della comunicazione e potrai interfacciarti con gli ex vincitori del bando 2017, che ci hanno scelti come partner di fase 1 per formarsi in Social Media Marketing.

Vuoi vivere con noi questa esperienza? Compila il form sottostante, sarai subito ricontattato da un nostro operatore che ti darà tutte le informazioni di cui avrai bisogno.

Inoccupato/Disoccupato

SINO

Influencer Marketing Strategia Aziende Brand
Marketing e comunicazione

Influencer marketing: è davvero la strategia del futuro?

Il mondo del marketing vive di tendenze, e in questi ultimi tempi non si fa che parlare del fenomeno dell’ influencer marketing! Abbiamo scelto di approfondire il tema, provando a scovarne pregi e difetti e domandandoci quali potessero essere i concreti risvolti che esso può avere in una strategia di marketing.

L’influencer marketing è una strategia basata sulla capacità che alcuni individui hanno di influenzare altri individui appartenenti alla propria cerchia di riferimento, specialmente all’interno dei social network. Questo tipo di strategia sfrutta questo ascendente con l’obiettivo di condizionare le scelte di acquisto dei consumatori, utilizzando un approccio inbound, per il quale sono questi ultimi a cercare il prodotto e non vice-versa.

Oggi l’influencer marketing è una strategia chiave di molte aziende. Questo metodo è diverso dalla pubblicità tradizionale. Prima le aziende avevano il controllo sul messaggio da veicolare, sulle celebrità (testimonial) che promuovevano il prodotto/servizio e anche sul mezzo di comunicazione. Adesso, tutto è cambiato. Gli influencer hanno stabilito il loro prestigio prima che l’azienda arrivasse sul web. Sono gli stessi brand che vanno alla ricerca degli instagramers che hanno un buon seguito per renderli loro brand ambassador.  In questa logica, è l’influencer che decide come e dove trasmettere il messaggio e che forma esso debba assumere affinché risulti il più spontaneo possibile.  Questo aspetto è essenziale, in quanto l’influenza esercitata scaturisce dalla fiducia che i suoi follower ripongono in lui e nella sua competenza.

Alla luce di queste dinamiche, ciò che le aziende si chiedono è: come scegliere l’influencer più adatto e come rintracciarlo?

Ci sono tre tipi di influencer che l’azienda può considerare:

  • I personaggi famosi

L’influenza delle celebrità è la prima forma di influencer marketing. Alcune campagne pubblicitarie, sia tradizionali che digitali, con loro protagonisti, possono avere molto successo. Tuttavia, le aziende hanno scoperto che lavorare con questo tipo di personaggi costa troppo: per fare un esempio, Kim Kardashian è stata pagata 250mila dollari per la pubblicazione di una singola foto su Instagram.

Rivolgendosi a questi individui, non sempre le aziende hanno il riscontro che cercano in termini di engagement: da uno studio fatto da Influence.co, le persone che hanno meno di 50mila follower hanno un tasso di coinvolgimento maggiore rispetto ai milioni dei “Big”, così come quelli al di sotto dei 2mila. 

Engagement Rate degli influencer

  • I macro – influencer

Le persone li considerano gli esperti nel loro campo. Spesso hanno milioni di follower sui loro social network. La differenza tra un macro – influencer e una celebrità è che il macro – influencer è noto per essere un esperto in un particolare argomento. Questa categoria include, infatti, dai giornalisti agli accademici, dai cuochi ai fashion blogger.
Ma c’è un problema: così come le celebrità, essendo profili al vertice del loro campo, nella maggior parte dei casi anche questi opinion leader hanno un ingaggio molto elevato rispetto a un engagement rate non sempre positivo.

  • I micro – influencer

La maggior parte degli influencer possono essere definiti micro – influencer. A differenza delle altre due categorie, spesso sono sconosciuti al di fuori della loro nicchia e hanno un ingaggio decisamente più abbordabile. Però, all’interno della loro cerchia le persone li riconoscono come esperti. Ciò significa che i micro – influencer sono spesso la soluzione migliore per una campagna di marketing che non disponga di grossi budget, perchè hanno una fan-base ampia, molto più profilata e reattiva. Si tratta di persone normali che comunicano con altre persone normali. Secondo il Global Trust in Advertising Survey di Nielsen, infatti,  il 92% delle persone si fida delle raccomandazioni e dei consigli su un brand fatti direttamente da altri individui come loro (anche se non li conoscono direttamente).

Detto ciò, dove possiamo trovare l’influencer che fa al caso nostro? Esiste un numero crescente di piattaforme e tool dove possono essere individuate e selezionate delle figure da coinvolgere. Nell’ultimo report di Launchmetrics, l’identificazione dell’influencer è considerata per il 32% degli intervistati la sfida più complessa. 

passaparola influenza le scelte dei consumatori

Sicuramente le piattaforme più utilizzate e comuni sono i social network: Facebook, Instagram, Twitter, YouTube e Linkedin costituiscono una solida base di partenza. Ma si possono utilizzare anche strumenti più sofisticati e ne abbiamo individuati alcuni.

  • BuzzSumo Con una sezione dedicata a Influencer e Outreach, si può selezionare un argomento e il tool ti fornirà un elenco di persone che considera influenti su quell’argomento. Puoi ordinare le informazioni in molti modi, incluso il livello di coinvolgimento.
  • Klout Offre a tutti gli utenti social media un punteggio basato sul livello della loro attività.
  • Followerwonk Offre un’analisi approfondita e rende più facile la ricerca degli influencer di una particolare cerchia su Twitter.
  • Klear Un tool che lavora contemporaneamente su più piattaforme nella ricerca dell’influencer ideale. Analizza più di 200 milioni di profili non solo in termini quantitativi ma anche qualitativi (in base alle social action che riceve dai suoi contenuti).
  • Cision Oltre alla ricerca di influencer, offre sisitemi di distribuzione sui social, monitoraggio e analisi.
  • Launchmetrics Compie un’analisi approfondita di tutti i media, blog e social network degli influencer più adatti attraverso la ricerca di parole chiave. Offre la possibilità di usarlo anche come CRM lato influencer.

Indipendentemente dalle piattaforme utilizzate e dai numeri di un influencer in termini di follower, ciò che conta per la riuscita di una campagna di influencer marketing è la pertinenza dei protagonisti con il prodotto o servizio sponsorizzato oltre che la loro capacità di catturare l’attenzione del pubblico. Per questo la ricerca manuale e il contatto diretto restano a detta della maggior parte delle agenzie la strada più efficace per reperire influencer. Il 2018 vede l’influencer marketing come uno dei trend di punta, già diventato una strategia cardine per molte aziende dei settori fashion, food, viaggi e benessere. 

aziende piattaforma le imprese basate sulla community
Web & Social

Le aziende-piattaforma: come la community si trasforma in risorsa per le aziende

Le aziende – piattaforma si stanno espandendo da diversi anni nell’ecosistema digitale in modo molto rapido, tanto che risulta difficile comprendere quanto stiano modificando le nostre abitudini e i modi di pensare. Aziende del tutto analogiche, di rimando, per adeguarsi a questo cambiamento si stanno espandendo anche nel mondo informatico, con l’obiettivo di essere competitive con le native digitali.

Quella che stiamo vivendo è una rivoluzione in un certo senso inversa a quella industriale. Se quest’ultima ha portato la potenza delle macchine all’interno delle fabbriche, quella digitale ha rafforzato l’intelligenza umana e l’ha trasferita all’interno delle aziende trasformandola in risorsa di business.

Le aziende – piattaforma, infatti, sono social organization che operano in rete con un impatto globale e si sviluppano con più facilità rispetto ad altre perché sfruttano le interazioni e le logiche collaborative tra i consumatori, rendendoli produttori di contenuto. Per fare un esempio, la piattaforma Airbnb nel giro di un decennio è stata valutata circa 24 miliardi di dollari, pur non essendo proprietaria di nessun appartamento, ma fondando il suo modello di business sugli annunci dei suoi utenti.

Secondo “Platform Revolution”, l’azienda-piattaforma è  “un nuovo modello di business che usa la tecnologia per connettere persone, organizzazioni e risorse in un ecosistema interattivo in cui possono essere create e scambiate incredibili quantità di valore”.

Il report The Rise of the Platform Enterprise pubblicato dal Center Global Enterprise, rappresenta una raccolta a livello mondiale di tutte le aziende – piattaforma dei diversi settori (media, viaggi, libri, musica, energy, trasporto, ecc.). Per queste tipologie di aziende, che si sviluppano tramite una piattaforma digitale, è stato coniato un termine: Platfirm.

Alcuni esempi di Platfirm possono essere i social network come Facebook, Twitter, Snapchat, gli e-commerce come Amazon e Zalando, siti di prenotazione viaggi come Booking e Airbnb, siti di trasporto come Uber, servizi musicali come Spotify e così via.

La differenza tra “firm” (azienda tradizionale) e “platfirm” è semplice: un’azienda tradizionale è caratterizzata da un’infrastruttura e da una catena di valore che si organizza per consegnare al cliente finale il proprio prodotto/servizio. Una “Platfirm”, invece, è una realtà più dinamica, che si struttura come un sistema operativo a piattaforma, dove l’erogazione del prodotto/servizio dipende, quasi o del tutto, dal cliente finale e dalla sua interazione con gli altri. Le Platfirm che stanno nascendo in moltissimi settori sono giunte a modificare non solo le strategie di business ma spesso anche le dinamiche dei mercati internazionali in cui operano.

Come possono le aziende fisiche trarre vantaggio da questa trasformazione?

È stato elaborato un modello di supporto ad ogni platform strategy che può essere adattato sia alle platfirm native che alle aziende tradizionali, intenzionate a investire in una trasformazione digitale: il cosiddetto modello TDD (Thinking – Designing – Deploying).

-Nella prima fase (Platform Thinking) si lavora per identificare attività e strategie che possono gettare le basi per la creazione di valore di un’organizzazione sul modello della piattaforma.

-Nella seconda fase (Platform Designing) si analizzano e si progettano gli elementi di design e co-progettazione che andranno a costituire il servizio offerto.

-Nella terza ed ultima fase (Platform Deploying) viene costruita l’esperienza e la customer journey che la piattaforma farà vivere al suo cliente.

Le Platfirm hanno aplificato il concetto di unione che fa la forza, trasformando le logiche collaborative del web e delle community in un nuovo modo di fare impresa.

Amazon E-commerce più forte al mondo
Marketing e comunicazione, Senza categoria

Amazon: le 6 strategie di marketing che lo hanno reso l’e-commerce più forte al mondo

Amazon is the king! E non siamo noi a dirlo: il Boston Consulting Group lo posiziona al quarto posto tra le 50 aziende più innovative del mondo e secondo Brand Finance, Amazon è il brand più ricco al mondo con un valore di oltre 150 miliardi di dollari.

La sua storia non è poi molto diversa da quella di altre società leader: nata in un garage, lontano dai quartieri dell’alta finanza, la società di Jeff Bezos si è trovata negli anni ad affrontare diversi momenti bui. Quando, però, nel 1995 ha lanciato il suo primo servizio come semplice libreria online, i risultati sono stati pazzeschi e l’hanno portata oggi, a 23 anni dalla sua nascita, ad essere l’e-commerce più grande del web, registrando numeri da record: 2 miliardi di visitatori al mese e un volume di vendita previsto per il 2020 pari a 300 miliardi di dollari.

Quali sono state le chiavi del suo successo? Amazon ha puntato su due elementi fondamentali: una costante ricerca dell’innovazione e le esigenze del consumatore al primo posto, con una customer journey il più possibile immediata e divertente. Ma quali strategie di marketing ha adottato per diventare l’e-commerce numero uno del web? Le vediamo insieme.

STRATEGIA PPC

Quando facciamo una ricerca online per qualsiasi prodotto, il primo risultato che ci compare è quasi sempre un annuncio Amazon. Se ci soffermiamo un attimo a pensare alla mole di annunci che pubblicizza, sarebbe difficile immaginare che i suoi operatori scrivano milioni di keywords per ogni prodotto in vendita sull’e-commerce. Allora come fanno?
Grazie all’utilizzo di DKI (Dynamic Keywords Insertion), Amazon pubblicizza oltre 5,8 milioni di parole chiave PPC su Google AdWords e Bing/Yahoo utilizzando 6 milioni di annunci. Questa tecnologia permette di automatizzare il processo di creazione degli annunci e far apparire la parola chiave che si sta cercando all’interno del titolo e la descrizione del prodotto stesso.

KINDLE E I SUOI EBOOK

Uno dei prodotti di punta del colosso americano è sempre stato il Kindle. Amazon sceglie di venderlo in perdita con il preciso obiettivo di fatturare 4 volte di più sui suoi prodotti correlati, gli ebook. In questo modo, dal 2016 il Kindle Store ha superato i 4,6 milioni di titoli diventando il più grande rivenditore di eBook al mondo. Questa è una strategia che molte altre aziende scelgono: chi possiede un Kindle è più portato a spendere denaro per acquistare su Amazon gli ebook con cui utilizzarlo e ciò contribuisce a rendere chiuso il circuito dei clienti acquisiti. Nel tempo questa strategia si è affinata con l’introduzione di un servizio di abbonamento per eBook chiamato Kindle Unlimited, che mette a disposizione del cliente oltre un milione di titoli nel negozio Kindle.

AFFILIATE MARKETING PER BENEFICENZA

Ma Amazon non sembra voler solo fatturare, fatturare e ancora fatturare. L’azienda di Cupertino ha pensato di creare un portale alternativo al suo: Amazon Smile. Accedendovi, i clienti possono donare lo 0.5% del totale dei loro acquisti a enti di beneficenza a loro scelta (che rientrano nel programma Amazon Smile). Dal 2013 sono stati donati oltre 62 milioni di dollari. Questa strategia si è rivelata vincente per tre motivi:
– lusinga il cliente che sa di poter compiere una buona azione parallela al suo acquisto;
– incoraggia ad acquisti futuri;
– riabilita l’immagine del brand in materia di responsabilità sociale, da sempre oggetto di numerose polemiche.

TASSO DI CONVERSIONE: LE 5 MOSSE PER AUMENTARLO

Amazon ha progettato la user experience in maniera funzionale al suo obiettivo primario: la conversione. Per farlo si è focalizzata su 5 elementi.

la prova sociale: quando si arriva all’interno della pagina prodotto, la prima cosa che i clienti notano sono le stelle gialle che rappresentano il gradimento di chi ha già effettuato quel tipo di acquisto e le recensioni avute;

il prezzo percepito: il prezzo originale viene “tagliato” ed evidenziato il prezzo scontato. In questo modo si percepisce il risparmio sia in termini numerici che percentuali;

scarsità ed urgenza: a quanto detto sopra, si aggiunge l’informazione del numero di prodotti rimasti, che fa aumentare l’attenzione verso il prodotto e l’urgenza dell’arrivo se lo ordini entro un tempo stabilito, fa aumenta le possibilità di acquisto;

acquisto 1-Click: un tasto che permette di acquistare immediatamente il prodotto, saltando tutte le operazioni del carrello;

upselling e cross-selling: durante l’acquisto all’utente viene mostrato un altro prodotto acquistato insieme a quello che sta visualizzando con la voce “spesso comprati insieme” e la possibilità di acquistarlo un prezzo ridotto. In aggiunta, vengono messi in risalto tutti i prodotti correlati col fine di incentivarne l’acquisto corredati dalla voce “i clienti che hanno acquistato questo prodotto hanno acquistato anche…”.

AMAZON GO

Essere presente online ha sicuramente i suoi vantaggi, ma il più grande svantaggio è che il cliente non potrà percepire il prodotto se non solo quando gli arriva a casa tra le mani.
Per questa ragione, Amazon sta cercando di addentrarsi anche nell’off-line creando negozi fisici che rappresentino anche nel mondo analogico il suo brand, ma sperimentandoli con un’idea migliore: i negozi pop-up, negozi aperti per un periodo limitato
che propongono le ultime novità per poi chiudere improvvisamente, senza preavviso. Ciò contribuisce a incrementare la brand awareness del marchio e contestualmente aumenta nel cliente la percezione di poter godere di un’occasione da non lasciarsi scappare. In questo modo Amazon può raggiungere con i suoi prodotti tutti i clienti, sia on-line che off-line.

AMAZON PRIME

Ma il vero colpo di genio Amazon lo ha fatto con Prime. Il servizio di punta del colosso americano offre ai suoi clienti la possibilità di vedersi recapitare, con un abbonamento annuale dal costo irrisorio, il proprio acquisto nell’arco di uno o due giorni lavorativi senza spese di spedizioni aggiuntive!
Facendo due calcoli, Amazon ha notato come l’80% dei clienti che sono iscritti al servizio Prime, generano una spesa tre volte maggiore rispetto ai non soci.
Come lo ha introdotto? Facendolo provare gratis per 30 giorni. Inizialmente Amazon non dava questa opportunità e l’abbonamento costava molto di più. Non ottenendo dei risultati a lungo termine, ha pensato di far provare il servizio gratuitamente. I numeri sono schizzati alle stelle: il 73% dei clienti che testano Prime per i primi 30 giorni si convertono e dopo un anno il 91% rinnoverà, per trasformarsi nel 96% l’anno dopo ancora. Amazon alla fine avrà un cliente fedele a vita.

Notizia di qualche giorno fa, vede Amazon chiudere il primo trimestre del 2018 con un +43% (rispetto al +37% dello stesso periodo dell’anno precedente) incassando ben 51 miliardi di dollari!
La sua crescita non accenna ad arrestarsi e non c’è dubbio che le strategie adottate si siano rivelate vincenti trasformandolo in un caso studio per moltissimi esperti di web marketing, oltre che nell’e-commerce più forte al mondo.

Blogging, Social trend, Web & Social

Digital Transformation: i trend del 2018 da tenere d’occhio

La Digital Transformation sta cambiando il modo di approcciarsi ai mercati globali, creando modelli più fluidi e dinamici in cui le aziende subiscono un cambiamento sia tecnologico che culturale. Il 2018 vedrà l’affermarsi di tecnologie che aumenteranno il processo della digitalizzazione delle aziende e della convergenza sempre più costante tra mondo fisico e mondo digitale.
Tutto questo porterà le aziende ad adottare strategie innovative per la crescita del proprio business attraverso i trend tecnologici e i vantaggi della digital transformation. Quali saranno i trend:

1. Intelligenza Artificiale

È la capacità di un sistema tecnologico di svolgere attività e risolvere problemi tipici dell’uomo. Un must che aziende di tutti i settori stanno sviluppando per migliorare non solo le qualità dei loro prodotti/servizi ma anche la qualità di vita dell’uomo. Dai dispositivi mobile, alle smart home, per arrivare alla previsione sugli acquisti e all’anticrimine, l’intelligenza artificiale farà sempre più parte delle nostre vite.

2. Realtà Aumentata e Realtà Virtuale

Sempre in continua evoluzione, le aziende sfruttano la realtà aumentata per migliorare l’esperienza di consumo dei loro clienti. Basti pensare che Ikea con la sua app Ikea Place sfrutta questa tecnologia per far posizionare tutti i prodotti a catalogo nelle case dei loro clienti.
Differente è invece, l’approccio della realtà virtuale. Sebbene le tecnologie si assomiglino parecchio, questa crea intorno agli occhi di chi osserva un’ambiente irreale, dando la sensazione di trovarsi in un altro luogo (vedi Oculus Rift e la Playstation VR).

3. Big Data Analytics

Rappresentano tutto ciò che può portare valore alle aziende in termini di customer experience. Il recente caso scoppiato intorno a Facebook ha dimostrato quanto la raccolta dati e un’analisi accurata possano portare ad una conoscenza approfondita del target, raggiungere obiettivi aziendali e migliorare (o peggiorare) il rapporto con i clienti.

4. Internet of Things

L’espressione “Internet delle cose” è riferita a tutto ciò che può essere collegato alla rete (diversi dai computer). Passo importante della digital transformation, ha l’obiettivo di connettere diversi dispositivi digitali tra loro per semplificare le abitudini e le attività dell’uomo: alcuni esempi sono i più recenti smartwatch, i sensori per i semafori, l’illuminazione cittadina e molto altro ancora.

5. Blockchain

È un database distribuito di transazioni crittografate su una rete di tipo peer-to-peer (Distributer Ledger Technology), nel senso che non c’è un server centrale su cui è disposto il database, ma è presente contemporanemente su tutti i server dei partecipanti alla blockchain. All’interno di questa catena sono presenti infomazioni sulla transazione, su come è stata creata, ottenuta e scambiata. La Blockchain guarda al futuro delle prossime intese digitali.

6. Riconoscimento Biometrico

È un sistema informatico in costante evoluzione che migliorerà il rapporto uomo-macchina e lo aiuterà nei sistemi di autenticazione, identificando in una persona il proprio tono di voce, il movimento del corpo, l’impronta digitale e il riconoscimento facciale (alcuni esempi possono essere gli smartphone di ultima generazione e la digital banking).

7. Droni

Affermato come trend già nel 2017, per questo nuovo anno è previsto sia un aumento delle vendite a livello commerciale, sia un aumento di spesa da parte di governi ed imprese.
I campi di applicazione sono molteplici: dall’agricoltura per la supervisione e la cura dei campi, al trasporto di materiale di prima necessità, in campo militare, nel settore cinematografico, per il controllo della qualità dell’aria, nella prevenzione degli incendi, giornalismo e fotografia e così via.

Ora che abbiamo visto quali saranno i trend del 2018 di cui non si potrà fare a meno, non ci resta che osservare quali aziende riusciranno ad affermare la propria digital transformation.

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NUOVO SITO TODIS A CURA DI MEDIAWORK SRL

È online il nostro nuovo progetto web, todis.it, coordinato dal Reparto Marketing di Todis. Concept del sito è l’ottimizzazione della user xperience, intuitiva e veloce come l’esperienza d’acquisto che i clienti vivono nei punti vendita Todis, dove ogni persona è posta al centro di un processo orientato esclusivamente alla qualità.Il sito diventa, per questo motivo, un punto di riferimento per i clienti della catena, per restare sempre informati sulle promozioni regionali, le novità, gli orari dei punti vendita e i prodotti in evidenza da non perdere.

Un lavoro che parte da un nuovo layout grafico, improntato ai tagli trasversali e ai colori istituzionali giallo e verde, che accompagnano l’utente durante la navigazione del sito. Costruito per ottimizzare la usability su ogni dispositivo fisso e mobile, il nuovo todis.it  è stato progettato richiamando struttura e contenuti del sito precedente, ma proponendo soluzioni alternative e più funzionali. Per questo punta su tre novità: 

1. Vetrina prodotto

Ogni linea  ha un sezione dedicata, da “Casa e persona”, all’ “Arte delle specialità”, al “Pet care” in cui tutti i prodotti sono presentati per permettere al cliente di “toccare con mano” la loro qualità prima ancora di arrivare nel punto vendita. 

2. Prenotabili

Una sezione completamente dedicata ai prodotti della gamma no food ordinabili direttamente dal sito e ritirabili in store. Il procedimento è molto semplice: basta cliccare sul prodotto per selezionarlo e aggiungerlo al carrello, indicare la quantità desiderata e compilare il form con i propri dati che verranno automaticamente inviati al punto vendita di ritiro scelto. 

3. Store locator 

Dove posso trovare un punto vendita Todis? Per rispondere a questa domanda è stata creata un’intera sezione dedicata agli store presenti in tutta Italia. Selezionando la regione di provenienza e inserendo nella barra di ricerca il proprio indirizzo, la mappa indicherà il punto vendita più vicino, con tutte le sue specifiche: mappa, reparti, orari di apertura e contatti.

Todis rappresenta “un modo alternativa di fare la spesa” e Mediawork ha voluto trasmettere tale filosofia progettando un sito web che rispondesse alle esigenze del cliente, che vuole essere vicino ai suoi utenti. Ogni pagina è stata costruita per parlare dell’azienda: la sua storia, le possibilità di franchising, i marchi privati, i punti vendita, l’intera gamma di prodotti, per terminare con l’Area affiliati riservata ai singoli store, un luogo identificativo per chi è parte della grande famiglia Todis. 

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Social Media, Social trend

Amp stories, cosa sono e come funzionano le storie in arrivo su Google

Lo storytelling è la chiave di tutto… anche Google lo ha capito e per questo ha deciso di unirsi alle già super conosciute storie di Instagram, Facebook e Whatsapp, offrendo agli utenti di Big G una nuova esperienza multimediale.

Stiamo parlando delle AMP stories, una nuova funzione che permette di caricare velocemente notizie, immagini e video, visualizzabili principalmente da mobile, ma fruibili anche da desktop. Presentate alla Amp Conf 2018 ad Amsterdam, le storie si basano sulla tecnologia Acceleretad Mobile Pages, lo standard per rendere più semplice la consultazione delle pagine web da mobile.

Disponibili dal 13 febbraio, saranno visualizzate durante le ricerche di Google, a destra dei contenuti che appaiono nella serp e potranno essere in formato foto, video e slide show. In questa prima fase sperimentale, Google ha dato accesso al servizio solo ad un piccolo gruppo di editori allo scopo di chiarire alcuni punti ancora in fase di perfezionamento prima di concedere la pubblicazione a tutti gli utenti con account Google. Non è ancora ben chiaro, ad esempio, in che modo le stories influiranno nei risultati di ricerca o se verranno eliminate dopo 24 ore come per gli altri social network.

Per i più curiosi che vogliono iniziare a sperimentarle, basta andare sul seguente link e farsi ispirare nella ricerca dalle parole più fantasiose.

La novità arriverà anche in Gmail, con Amp for Email, interfaccia che permetterà di passare velocemente dallo scrivere un messaggio di posta, ad accettare l’invito ad un evento o a compilare un questionario.

Nel video una piccola preview di come funzioneranno le Amp Stories

Pillole di formazione

CODING PER BAMBINI, QUALI SONO I VANTAGGI

In un mondo sempre più connesso in rete, il coding per bambini è un linguaggio che unisce le nuove generazioni alle tecnologie, non solo del presente, ma anche del futuro. Nei percorsi didattici che si aprono a programmi in continua evoluzione, il coding rappresenta un approccio innovativo, che non soltanto permette al bambino di apprendere il linguaggio informatico alla base della programmazione (significato letterale del termine coding), ma lo stimola a sviluppare un approccio inedito ai problemi e alla loro soluzione. Tecnicamente parliamo di ciò che gli accademici definiscono pensiero computazionale. Come scrive Jeannette M. Wing, in Computational Thinking:


“Dovendo risolvere un problema, dovremmo chiederci: quanto è difficile risolverlo? Quale è il miglior modo per risolverlo? […] Il pensiero computazionale significa riformulare un problema apparentemente difficile in uno che siamo in grado di risolvere, anche riducendolo, incorporandolo in altro, trasformandolo o simulandolo.”

Cosa si apprende con il coding per bambini? 

Innanzitutto il divertimento! I bambini di oggi sono naturalmente portati all’utilizzo di dispositivi tecnologici quali tablet, smartphone, computer… sono, in sostanza, dei nativi digitali. In un corso di coding per bambini si dà loro la possibilità, tramite questi strumenti, di animare e far muovere personaggi virtuali per raggiungere un obiettivo. Un pò come il vecchio Pacman che, negli anni 90’, ci divertivamo a guidare nei cunicoli del labirinto per evitare i fantasmini.

 

 

 

Quali sono gli strumenti del coding per bambini?

Esistono innumerevoli app e giochi che vengono utilizzati nei corsi di coding. Un esempio di applicazioni sono Scratch e Osmo tra i programmi più utilizzati per l’apprendimento del linguaggio computazionale. Scratch è un ambiente di programmazione gratuito, tramite il quale si possono realizzare simulazioni, fare esperimenti, animazioni e creare semplici giochi. Osmo è un sistema di gioco compatibile con iPad che permette al bambino di muovere, tramite dei comandi fisici esterni, i personaggi presenti in video. Superando più livelli il bambino sperimenta diversi comandi e allo stesso tempo individua soluzioni propedeutiche all’avanzamento del gioco, sempre più complesso.

Perché iscrivere un bambino ad un corso di Coding?

È una decisione importante, che può influire positivamente sullo sviluppo delle sue capacità e competenze. Il gioco è una delle migliori forme di apprendimento e, proprio per questo, permette al bambino di essere libero di sperimentare sentendosi completamente immerso in un mondo allo stesso tempo tecnico e creativo, ma aprendolo a numerose opportunità per il suo futuro che, in generale, è completamente proiettato al digitale in ogni ambito, da quello formativo a quello lavorativo.