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Cosa succede nel mondo della comunicazione? In questa rubrica vi segnaliamo le campagne pubblicitarie e le operazioni di marketing più interessanti del momento

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Greenpeace: 43 anni di campagne di comunicazione ad impatto globale

Oggi, nel 1971, Greenpeace iniziava la sua attività.

Il colosso no profit conta all’attivo 43 anni di campagne ed azioni di sensibilizzazione il cui unico intento è di salvare il pianeta, ergo di salvare la popolazione mondiale da sé stessa. Il tutto è iniziato con un piccolo ma agguerrito gruppo di 4 persone che manifestavano contro test nucleari programmati dal Governo USA:  in pochi anni si è passati da 4 unità a 4 milioni di sostenitori in tutto il globo, raccolti attorno alle campagne di sensibilizzazione dell’associazione, spesso eclatanti ed impattanti sul piano comunicativo.

Dalle iniziative sul campo attraverso flash mob, a quelle tramite l’utilizzo dei social per raccogliere consensi, quale miglior modo di festeggiare la ricorrenza se non una galleria di alcune delle campagne firmate Greenpeace contro i crimini ambientali commessi nei vari angoli del mondo, del nostro mondo?

Campagne contro l’inquinamento ambientale ed i cambiamenti climatici

greenpeace ambiente

energia greenpeace

Campagna contro l’inquinamento dei mari

rifiuti-nel-mare greenpeace

Blitz durante la Fashion Week

Blitz Greenpeace a Fashion Week, eliminare sostanze tossiche

Campagna Save the Arctic 

save the arctic greenpeace

Ambient Marketing pro oranghi

oranghi

“U mari nun si spirtusa” contro le trivelle nel Canale di Sicilia

u mari nun si spirtusa greenpeace sicilia

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Chi è il Pallone d’Oro della pubblicità?

I goleador “ci hanno messo la faccia” da sempre ed il passaggio dalle figurine Panini al piccolo schermo è stato quasi automatico.
Messi, Cannavaro, Cristiano Ronaldo, Ronaldinho, Weah sono calciatori di fama mondiale, legati da un filo conduttore che va oltre il Pallone d’Oro. Tutti, infatti, sono diventati icone di marketing – chi più, chi meno – vestendo il ruolo di testimonial dei più disparati prodotti: dai salamini Beretta alle compagnie aeree, dalle lattine Pepsi a prestigiosi marchi d’abbigliamento.

Già nel 1974 il fiorentino Antognoni prestò il suo volto per la Facis e da allora, questo tipo di collaborazioni sono state in continua escalation. Avendo già sottolineato che “Chi dice Mondiali dice pubblicità” in pieno clima mondiali ci siamo chiesti chi può essere nominato vincitore, non per i gol segnati durante la carriera, ma nel campo advertising.

 

primo calciatore testimonial

 

Chi avrà firmato più contratti per incarnare un marchio?
Al terzo posto troviamo David Beckham che è stato scelto come volto – e non solo – da Emporio Armani, Gillette, Adidas, Motorola, Pepsi, Coca-Cola, Police Sunglasses e chi più ne ha più ne metta, tanto da essere “costretto” a creare assieme alla moglie la Beckham Brand Ltd., che si occupa di sfruttare il marchio di David e Victoria Beckham tramite tv e siti web.

 

L’argentino Messi, nonostante i 4 Palloni d’Oro consecutivi, ha guadagnato solo la medaglia d’argento della nostra classifica. Lunghissima la lista di marchi per cui ha prestato la sua immagine – tra cui Lady Stork, Pepsi, Adidas, D&G – che però non è bastata a fargli guadagnare la prima posizione in cui, invece, troviamo…
Cristiano Ronaldo è il re indiscusso della classifica. Il calciatore ha recentemente abbandonato i calzoncini per indossare un abito da manager nello spot Fly Emirates, accanto al celeberrimo Pelé – che vanta dalla sua collaborazioni con la Borsa di San Paolo, Valleverde e Unicef, in qualità di ambasciatore. Nel carnet dell’attaccante del Real Madrid possiamo citare anche campagne pubblicitarie con Nike, Giorgio Armani al fianco della bellissima Megan Fox, Herbalife  e due presenze anche nel settore videogames, per Pro Evolution Soccer 2012 e ’13.

 

classifica

 

Nel nostro piccolo, anche noi del Bel Paese ci difendiamo bene e a livello nazionale possiamo incoronare il romano Francesco Totti come capolista. Degno di nota anche Ciro Ferrara che ha partecipato allo spot Danette assieme a tutta la famiglia… voglia di emulare l’ex capitano della nazionale inglese?
A quanto pare, avere un calciatore come testimonial dei propri prodotti porta buoni risultati alle aziende!  A volte, però, non vale il contrario. Basti pensare al povero Montolivo, testimonial dell’ultimo spot Simmenthal ormai nell’occhio del ciclone, che salterà il prossimo mondiale a causa di un infortunio. Tutta colpa della pubblicità premonitrice in cui si profetizzava che il giocatore sarebbe rimasto negli spogliatoi? Alcuni dicono di si… ma questa è un’altra storia!

 

montolivo

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Chi dice Mondiali dice pubblicità!

E’ chiaro ormai da molti anni che Spot & Sport sono un binomio inscindibile e questo legame si riconferma con l’arrivo dei Mondiali 2014. Quanti credono che solo i grandi marchi come Nike, Pepsi, Adidas e Coca-Cola firmeranno per l’ennesima volta le mega galattiche campagne pubblicitarie legate alla Fifa World Cup, si sbaglia.
Infatti, per l’edizione 2014 del campionato del mondo del calcio sono già in prima linea Playboy, Sony, LG e altre aziende super interessate a sfruttare a loro vantaggio il clima di festa che tradizionalmente accompagna questa manifestazione sportiva.
Per propiziare la vittoria della squadra del cuore, si passa facilmente dal sacro al profano: è il caso dell’Argentina in cui le emittenti televisive trasmettono lo spot di una nota birra lanciato nel 1986, quando la nazionale conquistò per la seconda volta la Coppa del Mondo. Contestualmente è stato lanciato un nuovo video, divenuto in brevissimo tempo virale, in cui si alternano frame dei campioni di calcio alle immagini di Papa Bergoglio durante la giornata della gioventù in Brasile. Lo slogan è a dir poco geniale e recita “Se un argentino (in Brasile) ha fatto questo, figuriamoci 23″.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mc Donald’s addirittura ha deciso di cambiare per la prima volta da quando esiste il celebre packaging rosso delle sue patatine: ha fatto realizzare da 12 diversi artisti dei piccoli box colorati a tema mondiali ed ha lanciato un’App che prevede l’uso di queste nuove confezioni. Per non parlare dell’album di figurine che insegna l’inglese e dei 7 menù diversi in onore di varie nazioni lanciati dalla catena di fast food.

 

mcdonald's brazil

 

Anche il settore musicale è stato contagiato dal clima mundial che si respira già da oltre un anno… e non ci riferiamo alla scelta della colonna sonora ufficiale della competizione! Infatti, una storica band heavy metal, gli Iron Maiden, hanno deciso di omaggiare i prossimi mondiali mettendo in vendita sul loro portale web 8 casacche di altrettante nazionali.

 

maiden

 

Il potere del calcio è fenomenale, guardare una partita della World Cup unisce come pochi eventi al mondo. Basta pensare al caso della Bosnia Erzegovina: questa partecipazione ai mondiali ha fatto si che popoli che 20 anni fa si combattevano in una tragica guerra, oggi siano uniti da un’unica squadra, da un unico tifo. E i più speranzosi affermano “Il Brasile ci aiuterà”… ma chi aiuterà il Brasile? Povertà e turismo sessuale sono le due piaghe che affliggono il Paese che ospiterà il grande evento sportivo e viene spontaneo dubitare sull’apporto che questo avrà sul tentativo di sanare almeno in parte questi problemi.

Intanto, le proteste sul benessere di facciata del Brasile piovono a dirotto: ci riferiamo naturalmente al murales realizzato dall’artista Paulo Ito raffigurante un bambino brasiliano in lacrime, evidentemente affamato, nel cui piatto un pallone da calcio ha preso il posto del suo pasto. Un’immagine forte e molto toccante, capace di scuotere le coscienze anche se dietro non c’è alcun grande sponsor a finanziarne la diffusione!

 

murales_mondiali

 

 

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Testimonial: sicuri di aver scelto bene?

Che dire, nonostante i suoi 60 anni il piccolo schermo non finisce mai di stupirci. O forse dovremmo dire, più precisamente, i creativi e gli art director che realizzano le campagne pubblicitarie: sono loro a lasciarci spesso esterrefatti. Tra sindaci italiani che si autoeleggono testimonial e che lanciano inviti a visitare la propria città in lingua cinese – ecco il video: bit.ly/1pq0Rcz – e agenzie di viaggio che scelgono una coppia di gatti come ambasciatori – accade in Giappone, guardate: bit.ly/1riKHit – non esistono più tabù.

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Nelle ultime settimane ne stiamo vedendo di tutti i colori, e a proposito di colore la nostra rassegna non può che partire dal rosso di Simona Ventura, protagonista della nuova campagna pubblicitaria di Pittarosso, che ha inscenato un balletto per le vie di Lodi che sa di incrocio tra un flashmob e la danza di guerra maori. C’è chi lo definisce puro trash, chi ironizza su SuperSimo in crisi finanziaria e pronta a tutto per il cachet, chi lo ritiene adatto al target cui l’azienda si rivolge. Certo è che lo spot sul web, nonostante sia stato stroncato dagli utenti, è divenuto in brevissimo tempo virale, anche grazie alle numerose rivisitazioni in chiave ironica – dal duetto con Madonna a Peter Griffin che spira dopo averlo visto. Obiettivo di comunicazione raggiunto? Se si parla di qualità probabilmente no, ma come “memorabilità” forse sì.

Crodino non ha cambiato nome, ma ha decisamente rivoluzionato il proprio universo simbolico con un cambio di testimonial:  addirittura dall’antropomorfismo dello scimmione dal dubbio senso dello humor siamo passati alla comicità holliwoodiana di Owen Wilson. Sarà perché “c’è sempre bisogno di un biondo nel mondo” come recita l’attore lasciando la scena in sella ad un monopattino, o perché i creativi non volevano sentirsi da meno in questo contesto tanto pieno di cliché? I nostri complimenti vanno tanto allo stylist di Wilson quanto ai copy, stavolta.

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Un altro italiano degno di nota è lo chef Carlo Cracco che, in collaborazione con la San Carlo, invita ad osare in cucina grazie al prodotto di cui è divenuto testimonial: la patatina rustica. In questo caso, oltre ad una sovraesposizione mediatica del personaggio scelto, temiamo che l’effetto ridicolo sia dietro l’angolo, vista la fama di chef integerrimo coltivata nelle tre edizioni del più celebre cooking talent della tv. La domanda sorge spontanea: quanto costerà un piatto a base di patatine fritte nel ristorante del burbero Cracco?

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Altri scivoloni, più o meno palesi, che capitano sotto gli occhi a chi esplora il mondo pubblicitario in formato catodico, sono il fascinoso Banderas che si relaziona da anni con una gallina ( ricordate il suo ultimo film, piuttosto? ), il Kostner-uomo-del-faro che accoglie in casa tre donne del Sud leggermente anacronistiche e stereotipate e per finire la Iena PIF che da Testimone è diventato testimonial per una Telecom in fase di bulimia da #hashtag stile Enel. Gli spot di Pif che hanno fatto storcere il naso a tutti i fan che lo apprezzavano come conduttore e regista, hanno anche un’altra seria conseguenza: cosa farà adesso la padovana Chiara, vincitrice di XFactor e subito catapultata dall’Empireo dei videoclip a quello delle telepromozioni? Forse la dog sitter?

Se l’obiettivo delle aziende è usare una celebrity per avere un effetto sul ricordo del pubblico – come consigliato dai migliori manuali di marketing & comunicazione – dobbiamo confessare che in alcuni casi ci sono riuscite, risvegliandoci dal nostro torpore di consumatori annoiati come succede alla tribù di Shakira / villi intestinali nel nuovo spot Activia. Noi ad esempio proprio non riusciamo a toglierci dalla testa Anna Tatangelo con lacrima alla Pierrot nella campagna contro la violenza sulle donne firmata Coconuda o la scelta Rocco Siffredi nella campagna contro l’abbandono dei cani.
E a voi quale testimonial è rimasto stampato in maniera indelebile nella mente?