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Amazon E-commerce più forte al mondo
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Amazon: le 6 strategie di marketing che lo hanno reso l’e-commerce più forte al mondo

Amazon is the king! E non siamo noi a dirlo: il Boston Consulting Group lo posiziona al quarto posto tra le 50 aziende più innovative del mondo e secondo Brand Finance, Amazon è il brand più ricco al mondo con un valore di oltre 150 miliardi di dollari.

La sua storia non è poi molto diversa da quella di altre società leader: nata in un garage, lontano dai quartieri dell’alta finanza, la società di Jeff Bezos si è trovata negli anni ad affrontare diversi momenti bui. Quando, però, nel 1995 ha lanciato il suo primo servizio come semplice libreria online, i risultati sono stati pazzeschi e l’hanno portata oggi, a 23 anni dalla sua nascita, ad essere l’e-commerce più grande del web, registrando numeri da record: 2 miliardi di visitatori al mese e un volume di vendita previsto per il 2020 pari a 300 miliardi di dollari.

Quali sono state le chiavi del suo successo? Amazon ha puntato su due elementi fondamentali: una costante ricerca dell’innovazione e le esigenze del consumatore al primo posto, con una customer journey il più possibile immediata e divertente. Ma quali strategie di marketing ha adottato per diventare l’e-commerce numero uno del web? Le vediamo insieme.

STRATEGIA PPC

Quando facciamo una ricerca online per qualsiasi prodotto, il primo risultato che ci compare è quasi sempre un annuncio Amazon. Se ci soffermiamo un attimo a pensare alla mole di annunci che pubblicizza, sarebbe difficile immaginare che i suoi operatori scrivano milioni di keywords per ogni prodotto in vendita sull’e-commerce. Allora come fanno?
Grazie all’utilizzo di DKI (Dynamic Keywords Insertion), Amazon pubblicizza oltre 5,8 milioni di parole chiave PPC su Google AdWords e Bing/Yahoo utilizzando 6 milioni di annunci. Questa tecnologia permette di automatizzare il processo di creazione degli annunci e far apparire la parola chiave che si sta cercando all’interno del titolo e la descrizione del prodotto stesso.

KINDLE E I SUOI EBOOK

Uno dei prodotti di punta del colosso americano è sempre stato il Kindle. Amazon sceglie di venderlo in perdita con il preciso obiettivo di fatturare 4 volte di più sui suoi prodotti correlati, gli ebook. In questo modo, dal 2016 il Kindle Store ha superato i 4,6 milioni di titoli diventando il più grande rivenditore di eBook al mondo. Questa è una strategia che molte altre aziende scelgono: chi possiede un Kindle è più portato a spendere denaro per acquistare su Amazon gli ebook con cui utilizzarlo e ciò contribuisce a rendere chiuso il circuito dei clienti acquisiti. Nel tempo questa strategia si è affinata con l’introduzione di un servizio di abbonamento per eBook chiamato Kindle Unlimited, che mette a disposizione del cliente oltre un milione di titoli nel negozio Kindle.

AFFILIATE MARKETING PER BENEFICENZA

Ma Amazon non sembra voler solo fatturare, fatturare e ancora fatturare. L’azienda di Cupertino ha pensato di creare un portale alternativo al suo: Amazon Smile. Accedendovi, i clienti possono donare lo 0.5% del totale dei loro acquisti a enti di beneficenza a loro scelta (che rientrano nel programma Amazon Smile). Dal 2013 sono stati donati oltre 62 milioni di dollari. Questa strategia si è rivelata vincente per tre motivi:
– lusinga il cliente che sa di poter compiere una buona azione parallela al suo acquisto;
– incoraggia ad acquisti futuri;
– riabilita l’immagine del brand in materia di responsabilità sociale, da sempre oggetto di numerose polemiche.

TASSO DI CONVERSIONE: LE 5 MOSSE PER AUMENTARLO

Amazon ha progettato la user experience in maniera funzionale al suo obiettivo primario: la conversione. Per farlo si è focalizzata su 5 elementi.

la prova sociale: quando si arriva all’interno della pagina prodotto, la prima cosa che i clienti notano sono le stelle gialle che rappresentano il gradimento di chi ha già effettuato quel tipo di acquisto e le recensioni avute;

il prezzo percepito: il prezzo originale viene “tagliato” ed evidenziato il prezzo scontato. In questo modo si percepisce il risparmio sia in termini numerici che percentuali;

scarsità ed urgenza: a quanto detto sopra, si aggiunge l’informazione del numero di prodotti rimasti, che fa aumentare l’attenzione verso il prodotto e l’urgenza dell’arrivo se lo ordini entro un tempo stabilito, fa aumenta le possibilità di acquisto;

acquisto 1-Click: un tasto che permette di acquistare immediatamente il prodotto, saltando tutte le operazioni del carrello;

upselling e cross-selling: durante l’acquisto all’utente viene mostrato un altro prodotto acquistato insieme a quello che sta visualizzando con la voce “spesso comprati insieme” e la possibilità di acquistarlo un prezzo ridotto. In aggiunta, vengono messi in risalto tutti i prodotti correlati col fine di incentivarne l’acquisto corredati dalla voce “i clienti che hanno acquistato questo prodotto hanno acquistato anche…”.

AMAZON GO

Essere presente online ha sicuramente i suoi vantaggi, ma il più grande svantaggio è che il cliente non potrà percepire il prodotto se non solo quando gli arriva a casa tra le mani.
Per questa ragione, Amazon sta cercando di addentrarsi anche nell’off-line creando negozi fisici che rappresentino anche nel mondo analogico il suo brand, ma sperimentandoli con un’idea migliore: i negozi pop-up, negozi aperti per un periodo limitato
che propongono le ultime novità per poi chiudere improvvisamente, senza preavviso. Ciò contribuisce a incrementare la brand awareness del marchio e contestualmente aumenta nel cliente la percezione di poter godere di un’occasione da non lasciarsi scappare. In questo modo Amazon può raggiungere con i suoi prodotti tutti i clienti, sia on-line che off-line.

AMAZON PRIME

Ma il vero colpo di genio Amazon lo ha fatto con Prime. Il servizio di punta del colosso americano offre ai suoi clienti la possibilità di vedersi recapitare, con un abbonamento annuale dal costo irrisorio, il proprio acquisto nell’arco di uno o due giorni lavorativi senza spese di spedizioni aggiuntive!
Facendo due calcoli, Amazon ha notato come l’80% dei clienti che sono iscritti al servizio Prime, generano una spesa tre volte maggiore rispetto ai non soci.
Come lo ha introdotto? Facendolo provare gratis per 30 giorni. Inizialmente Amazon non dava questa opportunità e l’abbonamento costava molto di più. Non ottenendo dei risultati a lungo termine, ha pensato di far provare il servizio gratuitamente. I numeri sono schizzati alle stelle: il 73% dei clienti che testano Prime per i primi 30 giorni si convertono e dopo un anno il 91% rinnoverà, per trasformarsi nel 96% l’anno dopo ancora. Amazon alla fine avrà un cliente fedele a vita.

Notizia di qualche giorno fa, vede Amazon chiudere il primo trimestre del 2018 con un +43% (rispetto al +37% dello stesso periodo dell’anno precedente) incassando ben 51 miliardi di dollari!
La sua crescita non accenna ad arrestarsi e non c’è dubbio che le strategie adottate si siano rivelate vincenti trasformandolo in un caso studio per moltissimi esperti di web marketing, oltre che nell’e-commerce più forte al mondo.

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Sondaggi Instagram, come farli e come generare risposte

Dopo l’esplosione dei sondaggi qualche tempo fa sulle pagine e i gruppi Facebook, Zuckerberg li esporta nelle storie di Instagram, aggiungendo un nuovo strumento per per aumentare il flusso di interazioni.
Molte aziende si sono già lanciate per testare preferenze sui prodotti e i servizi e agli utenti resta la possibilità di votare e diventare parte integrante delle dinamiche di marketing ad essi legati.
I brand non sono gli unici a poterne trarre vantaggio. Anche il singolo Instragramer può chiedere ai propri follower un parere su questioni come l’outfit del giorno o un nuovo libro da leggere, il gusto del gelato o il colore delle pareti di casa. Le possibilità sono infinite!

Arriviamo alla pratica. In che modo si realizza un sondaggio? Farlo è molto semplice!

1. Cliccare sul proprio avatar ed aggiungere un’immagine che riconduca facilmente alla scelta tra due opzioni
2. Tra le emoticon, selezionare l’opzione Sondaggio
3. Scrivere il testo della domanda
4. Modificare le risposte al sondaggio in base alle risposte che si vogliono ottenere
5. Verificare le percentuali e decretare il vincitore allo scadere delle 24 ore

Oltre a poter accedere ai dati di chi ha visualizzato la storia, è possibile consultare anche i voti, mentre i follower hanno accesso unicamente alle percentuali di preferenza.
Resta da capire se la funzione sarà disponibile nel lungo periodo o se si tratta soltanto di un aggiornamento temporaneo.

E voi, li avete già provati?

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Le stories arrivano su Facebook

Nelle ultime ore le applicazioni per dispositivi mobili stanno compiendo l’upgrade all’ultima versione di Facebook con una funzionalità con cui ormai siamo già familiari, le stories. Trapiantate da Instagram, hanno una veste tutta nuova, grazie agli effetti stile Snapchat con cui arricchire video ed immagini.

Un’idea carina il richiamo a Snapachat considerando l’avvicinarsi del Carnevale, grazie alla possibilità di utilizzare le maschere sia tramite la telecamera esterna che tramite la telecamera interna.

L’accesso alle stories, come per Instagram, è posizionato nella nuova barra in alto sulla home, mentre la barra delle notifiche viene spostata in basso. I cambiamenti non rendono meno intuitivo l’utilizzo dell’applicazione

Una novità di cui scopriremo le potenzialità nei prossimi giorni in termini di visibilità e privacy.
Per ora l’aggiornamento interessa soltanto i profili privati, che già da ieri hanno iniziato ad interagire con i propri amici con qualcosa di più di un semplice status e video. Siamo in attesa di capire se l’aggiornamento interesserà anche le pagine, aprendo a nuove possibilità, soprattutto in termini di marketing.

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Cos’è il Data-Driven Marketing?

Secondo la definizione più classica di Pallavicini, il marketing è quel processo sociale e manageriale diretto a soddisfare bisogni ed esigenze attraverso processi di creazione e scambio di prodotto e valori. Per questo i marketers studiano gli orientamenti e i comportamenti dei propri target per creare un’offerta che corrisponda alle loro richieste. Un concetto ormai consolidato, sul quale si sono sviluppati, con l’avvento del web e dei social, centinaia di nuovi strumenti che hanno, non solo completato, ma, spesso, rivoluzionato completamente il modo in cui il marketing tende ad agire.

data analytics

Uno di questi strumenti che sta prendendo piede negli ultimi anni è il cosiddetto Data-Driven Marketing, che utilizza i dati degli utenti per creare strategie di comunicazione e marketing in grado di adattarsi alle esigenze specifiche dei diversi target.

Non è più la quantità di contatti a fare la differenza, ma la tipologia di informazioni raccolte, volte alle segmentazione dei singoli pubblici, sui cui si orienta la comunicazione in riferimento ai dati ottenuti. Un modo di “coccolare” i propri clienti attraverso strategie mirate per ogni segmento. Obiettivo? Ovviamente la fidelizzazione al brand.

Hands with mobile devices and mobile application icons floating in the air

Quali dati ci risultano utili per conoscere i nostri clienti?

Dati demografici, legati al genere, all’età, alla residenza, al lavoro, allo stato civile, al reddito.

Dati comportamentali, provenienti soprattutto dall’analisi del comportamento sul web, come il tempo di permanenza su un sito, il percorso effettuato, la tipologia dei contenuti più ricercati, le parole chiave più utilizzate, gli interessi dell’utente.

Dati legati al rapporto con l’azienda, come l’iscrizione alla newsletter, la tipologia di prodotti acquistati sul proprio e-commerce, la frequenza di acquisto, la frequenza di visita del punto vendita.

La parola chiave è la personalizzazione
Dall’elaborazione di questa mole di dati si ideano campagne multi-canale, volte all’acquisizione, al mantenimento o alla riacquisizione di clienti persi nel tempo.

Per soddisfare il singolo cliente è importante rispondere alle sue esigenze, seguendone l’evoluzione nel tempo e superando le strategie di vecchio stampo, percepite dal pubblico come ridondanti e ripetitive.

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Il 2016 di Mediawork… in attesa del 2017!

Ritornare a casa, trovare una nuova famiglia, scoprire la forza delle idee e dei colori. Il 2016 di Mediawork è stato ricco di momenti emozionanti, di gioie e soddisfazioni, che ci hanno fatto crescere insieme in quest’anno, che volge ormai al termine.

Nuovi clienti e nuove opportunità hanno riempito le nostre ferventi giornate. Dalla creatività dei Grafici, dei Copywriter e del Direttore Artistico, è nato a febbraio il #ProgettoFuoco per Moretti Design, brand italiano di stufe e caldaie che da cinquant’anni riscalda le case di tutta Europa.

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Le nostre pubblicità sono arrivate sui quotidiani nazionali La Repubblica, Il Corriere Della Sera, La Gazzetta dello Sport, “dipingendo” sulle pagine grafiche e sinuosità che hanno contribuito al successo del marchio e ci hanno reso orgogliosi delle ore trascorse al tavolo delle riunioni per rendere concrete le nostre idee migliori.

Le tante emozioni ci hanno travolto non solo per cose belle, ma anche per i distacchi: un pezzo importante del nostro team ci ha salutato alla fine dell’estate. Un Diego soltanto non bastava per superare l’immagine di una scrivania vuota: l’arrivederci da tutti i DIEGHI di Mediawork è stato il nostro modo per ringraziarlo di sei anni di collaborazioni intense e vincenti.

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Vi salutiamo con le parole delle nostre Graphic Designer e Webmaster, che racchiudono il mantra dell’ufficio: scadenze, tensione e tanto impegno, ma soprattutto “BE NICE”.

“Mediawork è collaborare, condividere le difficoltà, le urgenze dell’ultima ora, trattenersi a chiacchierare, ridere e scherzare a fine giornata. Capire quello che ci aspetta quando sentiamo solo nominare il cliente: in arrivo scadenze e tensione perenne.. ma dopotutto “siamo una squadra!”

“Le idee valgono più di un grande tesoro. Ho studiato tanti teoremi ma qui ho trovato quello perfetto: CREATIVITÀ+ INGEGNO = INVENZIONI UNICHE.”

E tutta, ma proprio tutta, la squadra vi augura di trascorrere delle feste fantastiche, brillanti scoppiettanti, brindando all’arrivo del nuovo anno.

Noi vi attendiamo per trascorrere insieme il 2017.

BUONE FESTE!

dal team di Mediawork

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Una giornata allo Smau di Napoli per il team di Mediawork

Giovedì 15 e Venerdì 16 dicembre si è svolto presso la Mostra D’Oltremare lo SMAU, che ha riunito aziende e start-up del settore Media e Nuove Tecnologie in un ampio programma di workshop e incontri con relatori di spessore, che hanno presentato prodotti, servizi o tecnologie, offrendo la possibilità di interagire con sessioni di “Domande e risposte”.

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Il team di Mediawork, sempre in aggiornamento, ha avuto modo di conoscere, interagire e sperimentare tutte le novità presenti in fiera, restando affascinato dalla Realtà Virtuale Immersiva, adottabile da i vari professionisti di settore, per un’esperienza unica a 360° e dalle stampanti 3D, nuove frontiere della grafica e della produzione di materiali.

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Interessanti Workshop  quello su Storytelling Online, a cura della Dario Flaccovio Editore, tenuto da Anna Pernice, autrice del blog Travel Fashion Tips, che ha dato dritte sull’engagement del pubblico di lettori.

Angela Perego, docente alla SDA Bocconi, ha invece fatto luce sulla Trasformazione digitale e l’Omnicanalità, sottolineando l’importanza di una gestione cross channel  diretta da “un’unica regia”, potenziando la customer experience in ogni singolo canale aziendale.

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Un’esperienza interessante che ci ha aperto nuove opportunità e ci ha dato tante nuove idee per il prossimo anno, in cui torneremo ancora più carichi e proiettati nel futuro.

Stay Tuned per nuovi aggiornamenti su tutte le novità di Mediawork.

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Instagram supera i 600 milioni di utenti

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L’azienda, acquisita da Mark Zuckerberg due anni fa, è cresciuta da 300 a 600 milioni. Un boom incredibile, e si prevede una crescita in percentuali a due cifre per i prossimi tre anni. Le funzionalità sempre più smart, hanno permesso all’applicazione di catturare un numero sempre maggiori di utenti, grazie all’integrazione di stories, alle dirette live, e ai messaggi inviati tramite Direct e le nuove norme sulla privacy.

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Il maglione brutto di Ceres vs Save the Children #ChristmasJumperDay

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Se hai un maglione brutto ti regaliamo un’etichetta peggio”. Parola di Ceres, che punta all’engagement proponendo di fotografarsi con il maglione più brutto che si possiede., ricevendo in cambio un gadget altrettanto brutto.

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Iniziativa molto simile al #ChristmasJumperDay  di Save The Children che mira a raccogliere fondi per i bambini meno fortunati.  Il paragone è saltato subito all’occhio dei copywriter italiani, che in tanti hanno fatto notare la somiglianza troppo esplicita tra i due progetti, soprattutto per la diversità dei fini.

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Al di là di ogni originalità ideativa, siamo tutti invitati a donare 2 euro fino al 25 dicembre al numero 45522 per supportare la missione di Save the Children a sostegno dei bambini italiani e nel mondo.

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Le soluzioni ai problemi della vita a portata di Ikea

Come è possibile aumentare le visite al sito e far comparire i prodotti della propria azienda al primi posti nelle pagine di ricerca Google? Ikea ci ha dato una lezione di Seo, rinominando tutti i prodotti con i titoli più digitati in Svezia sul motore di ricerca.

Rispondere perfettamente alla domanda/offerta degli Svedesi, dando la soluzione ai problemi della vita reale è stato l’obiettivo dell’azienda di mobili e accessori per la casa. Una strategia che mostra in modo esplicito, ma molto ironico, ai propri clienti la motivazione esatta all’acquisto di quel determinato prodotto. “Perché la vita evolve ogni giorno e tutto, proprio tutto, può migliorare” se acquisti da Ikea, è lo spot che potrebbe sintetizzare il cuore di questa nuova campagna.

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Se un marito russa, per evitare un litigio di coppia, ci pensa Ikea, con il suo divano “My partner snores”.
Se invece si è arrivati ai ferri corti e si cerca una via d’uscita da una relazione difficile da gestire, la cartina geografica “Find a way back to each other” potrebbe aiutare a individuare il posto più lontano per scappare dal proprio partner.

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E se invece si è innamorati, ma il fidanzato non risponde? Acquistare il caricabatterie “He doesn’t text back” è la risposta per porre fine ad ansie e gelosie.

Chi non vorrebbe trovare una soluzione in modo così semplice a problemi che ogni giorno ci sottraggono tempo ed energie?

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I Social Network nuovi commessi nelle vendite

A coloro che credono che vendere senza il supporto dei Social Network sia possibile, i numeri e le statistiche degli ultimi anni possono mostrare quanto ciò sia facilmente contestabile.

In quattro punti vi illustreremo perché.

    1.    Il 98% dei potenziali clienti si servono dei social network per cercare informazioni sui prodotti. Più informazioni sono disponibili, maggiore è la probabilità con cui si riuscirà ad influire sull’orientamento d’acquisto del visitatore.

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    2.    I forum sono diventati uno strumento fondamentale di condivisione di opinioni: dove prima poteva il passaparola, oggi possono i forum. Il 40% dei clienti li usa prima di acquistare.  Non contano il target, il settore merceologico o il marchio. Se il pubblico ha decretato la scarsa qualità di un prodotto, rischia di restare invenduto. È di primaria importanza imparare a gestire i commenti negativi dando le giuste spiegazioni del caso.

    3.    L’immagine dell’azienda (Brand Identity) nel mondo digitale ha la capacità di rendere credibile o meno un marchio o un prodotto e viceversa. Basta un passo falso per perdere il favore dei propri clienti affezionati.

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    4.    La maggior parte delle persone preferisce avere un contatto diretto con l’azienda tramite messaggi su Facebook, Instagram, Forum dedicati o compilando i form dei siti istituzionali. Il vecchio servizio clienti telefonico è sempre più rimpiazzato da applicazioni, chat live ed email. La Customer Care è il termometro di un’azienda. Non dare attenzioni a questi aspetti può portare i clienti a non sceglierne più un prodotto.

Kiev, Ukraine - October 17, 2012 - A logotype collection of well-known social media brand's printed on paper. Include Facebook, YouTube, Twitter, Google Plus, Instagram, Vimeo, Flickr, Myspace, Tumblr, Livejournal, Foursquare and more other logos.

Imparare ad integrare i Social Network nel circuito commerciale e di marketing, significa compiere dieci passi avanti in un mondo in cui ogni siamo perennemente connessi a tutto ciò che ci circonda.